16/03/2008
Premio letterario: "Il Menestrello"
Ciao a tutti! Segnalo il nuovo premio letterario indetto da rampadilancio.it in collaborazione con la casa editrice Stranamore.
Premio "Il Menestrello"
per racconti inediti.
Questo il link al premio: http://www.rampadilancio.it/premio/premio-menestrello.html
08:40
Scritto da: firigullo
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05/01/2008
Favola: Befana style
Questa è una favola sulla Befana che abbiamo inventato io e mio figlio Cosimo di ritorno dalla spesa al supermercato. E' un po' scema ma abbiamo riso tanto a inventarla.

Autori: Donnini Cosimo e Donnini Andrea
Era finalmente smesso di nevicare, il caldo vento di scirocco scioglieva la poca neve rimasta sui tetti.
La Befana sorrise: poteva indossare le sue vecchie scarpe e non ci sarebbe stato bisogno di mettersi le catene. Guardò la scatola sulla mensola con dentro il regalo che le aveva fatto Babbo Natale: un paio di super-scarpe da neve. Un concentrato di tecnologia, con tanto di riscaldamento interno, suola a presa sul ghiaccio, navigatore satellitare e anche due prese USB. Aveva ringraziato per il regalo ma a lei piaceva molto di più la variopinta scatola che le conteneva. Brillava dei colori dell'arcobaleno e stava proprio bene sulla mensola centrale sopra il caminetto.
Salì in camera e preparò i vestiti per la notte. Prima di tutto le vecchie scarpe, nere come il carbone e con i ricami dorati: regalo delle marmotte della Valle Segreta. Erano vecchie ma le calzavano alla perfezione. Aprì il cassetto e prese la nuova calzamaglia, regalo di Marmottén la giovane marmotta che stava scalando i vertici della moda. Una vera ventata di classico e moderno, tutti nella foresta volevano i suoi abiti. I folletti impazzivano per la nuova linea che Marmottén aveva presentato, e facevano la fila per avere i nuovi abiti.
La calzamaglia era nera con stelle dorate e argentate, con un disegno di fiamme rosse e arancioni che saliva lungo tutta la gamba. Si sentiva proprio una Befana da corsa. Erano caldissime, fatte con la lana delle pecore nera della Fossa delle Tenebre.
Tirò fuori il vecchio cappello e la pesante mantella compagne di mille notti.
Dimentico qualcosa - pensò la Befana osservando tutta la stanza.
- Ehi, amico mio - esclamò a Farafacchio, il vecchio gatto che dormiva sulla sedia a dondolo.
- Miaoo! Che cosa succediao? - rispose stiracchiandosi sulle quattro zampe.
- Aiutami, sto dimenticando qualcosa ma non ricordo cosa.
- Grrrrr, miaooo! Sei sempre la solitiao. Ti dimentichi sempre la scopiao magiachiao - rispose saltando giù dalla sedia e zampettando verso la ciotola.
- Certo! - Rise la Befana.
Scese le scale e ne scese ancora, percorse l'interminabile scala che conduceva alla cantina. Schioccò le dita e mille lucciole si svegliarono illuminando la stanza. La scopa magica era adagiata sul grande cuscino rosso che le aveva regalato il sultano Scorpione. La prese con delicatezza.
- Ciao Befana - disse con voce stridula la scopa.
- Ciao, dolcissima. Sei pronta?
- Certo, non aspetto altro che sentire nuovamente il vento scorrere sul mio manico - rispose con una ampio sorriso.
Iniziò a risalire le scale quando ecco che successe l'inimmaginabile. Si era dimenticata la porta della scalinata aperta e la corrente d'aria aveva risvegliato i Grifoli dei gradini. I piccoli animaletti pelosi a chiazze marroni e nere prepararono subito una trappola per la Befana che cadde rovinosamente in avanti.
- Ahaaa! - gridò la scopa.
La Befana, con le lacrime agli occhi, vide la sua compagna in due pezzi. La scopa perse conoscenza e la Befana corse al piano di sopra.
- Aiuto! Farafacchio, aiuto!
Adagiò la scopa sul letto, mentre Farafacchio arrivò con un gran salto sul cuscino.
- Miaoo, cosa è successiao?
- Rotta! Rotta! Che ho fatto?
- Non ti agitare, chiamiamo Furosiao.
- Ma... come facciamo? Furioso è dall'altra parte delle montagne e... è solo colpa mia, dovevo accettare il cellulare di Babbo Natale, io e la mia stupida avversione per la tecnologia.
Farafacchio si passò la zampa sui baffi e guardò la Befana.
- Miaoiao!
- Che mi nascondi? - chiese la Befana. - Allora? Li conosco fin troppo bene i tuoi miao.
- Miaoiao, va beniao. So io come chiamarlo, seguimiao - aggiunse saltando giù dal letto.
Uscirono dalla stanza e Befana si voltò un istante a vedere la sua compagna e si asciugò le lacrime.
Salirono in soffitta. Farafacchio grattò due volte sullo stipite di destra e tre su quello di sinistra; saltò sulla mensola sotto la finestra e ne seguì un breve cigolio. La parete si aprì.
- Allora è questo che mi nascondevi!
- Miao. Sì, tutte le sere venghiaio qui a chattare con Filomeniao.
La Befana non poté far altro che sorridere: Filomena era la gatta di Furioso, il Mago-falegname.
- Miao, Filomeniao è collegatiao - Farafacchio accese la webcam e comparve a schermo l'immagine di Filomena con il suo fulgido pelo bianco e nero - Miao, miaoioao miaoiaoai miaoaioia.
Pochi istanti e arrivò a schermo Furioso: - Che succede? Befana al computer? Non ci crederà nessuno! Dev... - si interruppe non appena si accorse del volto solcato dalle lacrime della Befana.
- Miao, parla qui - disse Farafacchio porgendole il microfono.
- Scusami Furioso ma è successa una disgrazia.
- Per i peli della Rana Verde! Che cosa mai è successo?
- Ho rotto la scopa e questa notte, è la notte...
- In quanti pezzi si è rotta?
- Due e...
- Devo vederla! - gridò Furioso.
La Befana corse a prenderla.
- Bene - disse Furioso. - Avvicinala alla webcam. Mmmm, non sembra troppo grave.
- Dici? - chiese la Befana speranzosa.
- Ma certo, una rottura netta. Dovrei avere la soluzione in un file.
- File?
- Miao - intervenne Farafacchio - è come un foglio nel computer.
- Mettete dei fogli in questa scatola?
- Miahahahao - rise Farafacchio.
- Eccomi, ti sto inviando il file per email. E' la vecchia formula della saldatura. Fammi sapere come è andata ora devo tornare di sotto perché o due slitte da riparare.
- Ciao, grazie! - poi rivolgendosi a Farafacchio, - da dove esce il foglio?
- Miahahahao.
Un'ora più tardi La Befana si mirava allo specchio con le sue calze fiammanti e l'amica scopa che fremeva dalla voglia di spiccare il volo.
18:20
Scritto da: firigullo
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08/12/2007
Racconto: Sogno d'amore
Una scalinata e quel saluto che lo trafisse come una spada. Uscì dalla stazione dei treni con il cuore che gli batteva forte.
Ancora non era riuscito a capire che cosa gli stesse succedendo, il tempo l'aveva reso cieco all'amore e il cuore era vulnerabile come quello di un ragazzino. Lei alle sue spalle e lui che non ha il coraggio di voltarsi. Niente di ragionato ma un semplice istinto naturale alla sopravvivenza, come se il suo io l'avesse protetto dal poterla rivedere per un'ultima volta.
Bastarono pochi gradini per capire. Il dolore e la paura nel voltarsi. Si allontanò con la speranza di sbagliarsi.
Tornò all'albergo con il cuore impazzito e mille domande senza risposte. Il solo pensiero di potersi ancora innamorare lo fece sorridere mentre guardava le prime rughe sul volto riflesso allo specchio.
Aprì l'acqua della vasca nella speranza di lavarsi via l'amore. Ma poi amore per chi? Tra loro non c'era stato assolutamente niente. Gli sembrò tutto assurdo, tutto drammaticamente... bello.
Si immerse e la mente diede il via al pericoloso gioco dei se e dei ma.
Lei provava qualcosa per lui? Ma se avesse agito diversamente?
Se avesse provato ad andare oltre alle semplici parole e ai sorrisi...
Ma che vado a pensare? Vedo ciò che non esiste, sono solo sogni.
L'acqua iniziò a freddarsi ma ancora non aveva trovato la minima risposta. Provava rabbia e gioia, sorrise al ricordo di quando si era già posto quelle domande: anni lontani come stelle.
Aveva paura di non essere più in grado di affrontare le pene d'amore. Da giovani abbiamo quella pazzia e spregiudicatezza che ci permettono di superare tutto ma ora, a cinquant'anni, la ragione è come veleno per il cuore.
Bagnò tutta la moquette della stanza, corse in camera e prese la borsa.
Estrasse con delicatezza la foto di lei. Quello sguardo era pura dolcezza. Passò l'indice sul volto impresso in quel pezzo di carta e sentì il cuore battere forte. Cancellò via ragionamenti e paure e si fece rapire dai sogni d'amore. Non c'era stato niente e niente poteva esserci: lei... era troppo per lui.
Ma ora non importava.
Sentire il cuore battere e respirare il soffio dell'amore era abbastanza.
Spense la luce e strinse forte il cuscino. Sembrava ieri che l'aveva stretto per Giulia, la compagna di università.
Sì, per una notte voglio sognare l'amore.
20:45
Scritto da: firigullo
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